Whisky giapponese

Il whisky giapponese, nonostante pare essere un fenomeno che è esploso recentemente in questo millennio, con alcuni dei migliori whisky giapponesi che sono oggi diventati tra i più costosi al mondo, è un distillato che vanta in realtà una storia secolare.

Già nel 1870 esistevano alcuni distillatori che, seppur in forma amatoriale, producevano whisky per un consumo proprio, per destinarlo solo qualche volta alla vendita. I primi occidentali ad assaggiare del whisky giapponese, invece, furono dei soldati americani nel 1918, che tornati in patria raccontarono di aver assaggiato un distillato molto simile allo scotch, ed affermarono si chiamasse localmente "Queen George".

Al di là delle origini, la storia del whisky nipponico è stata segnata in particolare da due personaggi: Masataka Taketsuru e Shinjiro Torii. Il primo, Masataka Taketsuru, nacque in una secolare famiglia produttrice della bevanda tipica giapponese, il sakè. Completati gli studi, iniziò a lavorare per un'azienda che voleva cominciare a produrre whisky giapponese; decise allora di inviare il giovane in Scozia a studiare chimica all'Università di Glasgow, così da imparare dai "maestri" ed entrare a contatto con alcune delle migliori distillerie di Scotch whisky.

Durante l'esperienza scozzese, ebbe modo di lavorare in alcune distillerie, così da apprendere l'arte della distillazione e della miscelatura (svolse alcune esperienze nelle distillerie Longmorn nello Speyside ed Hazelburn a Campbeltown), per poi tornare a casa ed avviarne la produzione. A causa della recessione che seguì la Prima Guerra Mondiale, però, non si poté avviare la produzione di whiskey giapponesi.

Quando fu abbandonato il progetto, Masataka Taketsuru ebbe la fortuna di incontrare il secondo personaggio, con il quale condivideva il sogno di produrre whisky giapponese: Shinjiro Torii. Già titolare di un'attività di importazione di liquori, la Suntory (la stessa che oggi produce il Gin Roku), assunse Masataka fondando la prima distilleria giapponese di whisky di malto, Yamazaki.

 

Caratteristiche del whisky giapponese

Nonostante venga spesso visto come una "copia" di quello scozzese, il whisky giapponese, oltre che nascere in una terra diversa, fertile e con caratteristiche del tutto uniche, è stato forgiato anche dalla secolare esperienza dei giapponesi del Saké.

I whisky giapponesi sono accomunati inoltre dalla filosofia tutta locale del raggiungimento della perfezione, ricercando armonia ed equilibrio, e ricorrendo tradizionalmente ai Blended per trovare la formula ideale (a differenza dei Single Malt scozzesi che puntano più sull'eleganza e sulla purezza).

Altra sostanziale differenza tra i whisky giapponesi e scozzesi sta nella torba. Mentre nelle isole scozzesi di Islay o Speyside, il whisky torbato è un po' la regola, nel Sol Levante l'obbiettivo finale di ricerca dell'equilibrio rimane sempre l'elemento principale, quindi nel whiskey giapponese l'elemento torbato rappresenta più una piccola sfumatura aggiuntiva.

In Giappone molte delle distillerie nascono in montagna, dove l'aria pura, la presenza di natura e clima rigido creano un contesto simile alle Highland scozzesi. Fino al marzo 2021, la maggior parte dei blended whisky nipponici utilizzavano in genere un 15% di scotch; a partire da allora però, sono state fissate delle regole di produzione dei whisky, vincolando al territorio giapponese tutti i processi di produzione.

Il whisky giapponese, tuttavia, come quello scozzese, nasce da una doppia distillazione, ma è frutto anche della ricerca di innovazione continua, così che esistono alambicchi di forma diversa, così come diversi tipi di lievito e caratteristiche di invecchiamento in botte.

Da Nikka, con i suoi Taketsuru, Coffey Malt e non solo, a Yamazakura ed Akashi White Oak, scorri in basso e scopri tutte le espressioni di whisky giapponese.

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